giorgio levi

Anche i giornalisti del Corriere della Sera respingono il piano tagli di Cairo. E spiegano il perché ai lettori. Incontro con Conte di Inpgi e Fnsi

Il Corriere della Sera, via Solferino (foto archivio ©Il Times)

I giornalisti del Corriere della Sera ritengono irricevibile il piano tagli presentato dall’editore Cairo. Dopo La Stampa, la cui assemblea aveva respinto la scorsa settimana il piano Gedi, i giornalisti del Corriere spiegano qui le ragioni della loro dura posizione nei confronti dell’azienda. A differenza dei colleghi della Stampa che non hanno ritenuto (o non hanno potuto) spiegare ai loro lettori le ragioni che li oppongono al neo editore John Elkann. E che qui avevo invece illustrato.

Il gioco degli editori ormai è limpidissimo. Per ricevere il finanziamento del governo sui prepensionamenti devono prendere forti misure restrittive. Come scrive il Cdr del Corriere: “L’azienda ci prospetta un taglio del 15% del corpo redazionale. Un obiettivo inaccettabile perché comporterebbe un drastico impoverimento del giornale. Se poi il numero di 50 esuberi non dovesse essere raggiunto, la ricaduta economica per l’intera redazione sarebbe pesantissima. Questo in un’azienda che lo scorso anno ha distribuito dividendi per oltre 30 milioni”.

Il tesoretto dei prepensionamenti avrà inoltre l’effetto di assestare altre mazzate all’Inpgi, che chiuderà il 2020 con circa 200 milioni di rosso, che dovrà erogare, alla fine di questa tornata, altre pensioni, molte delle quali pesanti. A fronte di assunzioni che arrivano con contagocce.

A questo punto molto dipenderà dal tavolo che Fnsi e Inpgi hanno aperto con il governo. Il primo incontro ieri, soddisfatto il segretario Lorusso: “Il fatto che a presiedere il tavolo tecnico sia il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte  dimostra la serietà del confronto e conferma la volontà del governo di affrontare la questione. Il tavolo tecnico sull’Inpgi, che si affianca a quelli avviati da poco su equo compenso e riforma del settore e lavoro, premia anche l’azione e la mobilitazione del sindacato dei giornalisti, in tutte le sue articolazioni. La partita è appena iniziata e andrà giocata fino in fondo, sostenendo le ragioni della difesa della professione, dell’autonomia dei suoi enti e della dignità del lavoro. Conteranno gli atti e su questo bisognerà incalzare governo e controparti. Il gruppo dirigente della Fnsi continuerà a lavorare, lasciando ad altri chiacchiere da web, livori e fake news”.

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