giorgio levi

Giornaliste in guerra. Clarissa Ward, inviata della Cnn in Siria: “Rispetto agli uomini abbiamo un vantaggio. Possiamo parlare con le donne, una eccezionale fonte d’informazione”

“ISIS cannot be contained with only a military strategy. It’s the ideology that is spreading like wildfire. You have to find a better way to counter their narrative.”

Clarissa Ward, 36 anni e la più importante inviata di guerra della Cnn. In questi giorni è  a New York per incontrare i colleghi americani e raccontare la sua recente esperienza di sei giorni in Siria: “Ho impiegato sei mesi per pianificare questo viaggio nei minimi dettagli”.  La Ward ha vinto un premio Peabody nel 2012, ed è stata a lungo reporter in Siria per la Cbs, prima di passare alla Cnn. E’ famosa per aver viaggiato in Siria come una turista, con una telecamera nascosta, ed essere entrata in contatto con gruppi di ribelli, averli filmati e intervistati. All’incontro con i suoi colleghi Ward si presenta indossando scarpe con tacchi altissimi e un look curatissimo, ma ammette:”Sono più a mio agio con gli stivali da combattimento e il giubbotto antiproiettile”.

Nella lunga intervista su questo suo 14° viaggio in Siria Clarissa Ward, a proposito del lavoro delle donne corrispondenti o inviate di guerra, dice: “Stanno superando di gran lunga i loro colleghi maschi, che pure stanno lavorando molto bene. Penso a giornaliste come Liz Sly del Washington Post, Anne Barnard del New York Times, Rania Abouzeid del New Yorker, Jenan Moussa, Liz Palmer dalla Cbs, Arwa Damon dalla Cnn. In realtà è abbastanza utile essere una donna in un conflitto come questo. Io so che posso mettermi un velo e fingere di dormire nel retro di un’automobile e passare senza controlli attraverso un posto di blocco.

E poi come donna ho accesso al 50 per cento della popolazione, cosa che i miei colleghi maschi non possono avere. E le donne in Siria sono una miniera d’oro d’informazioni. Sanno tutto quello che sta accadendo nel paese. Con gli uomini siriani può essere difficile qualche volta il dialogo, perché in tutto il Medioriente c’è una forte discriminazione sessuale. Io però sono riuscita sempre a svolgere il mio lavoro.

Sono considerata una specie di maschio onorario, perciò posso sedermi in cucina con le donne e raccogliere notizie e subito dopo stare in un’altra stanza riservata agli uomini e averne altre. In pratica, mi sento una specie di terzo sesso. Certo che ho paura, se non l’avessi sarei una stupida e sarebbe meglio che non fossi lì. Quando gli aerei sganciano le bombe è bene non farsi prendere dal panico, ma avere paura sì, è meglio”.

Credits

L’intera intervista a Clarissa Ward è in inglese ed è pubblicata da WWD.

WWD

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