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	<title>Il Times</title>
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		<title>Abolire l&#8217;Ordine dei giornalisti non farà aumentare l&#8217;occupazione</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 18:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiolevi</dc:creator>
				<category><![CDATA[giorgio levi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sgombriamo il campo dagli equivoci che circolano su fb e twitter. Abolire l&#8217;Ordine dei giornalisti non farà aumentare l&#8217;occupazione. Scrive oggi Pigi Battista (editorialista del Corriere della Sera, ex La Stampa) sul suo profilo fb: &#8220;Liberalizziamo il giornalismo, oltre ai taxi: Ordine da abolire, assunzioni più facili di giovani. Oggi se hai meno di trent&#8217;anni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiolevi.com&amp;blog=2080082&amp;post=355&amp;subd=giorgiolevi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giorgiolevi.files.wordpress.com/2012/01/arton32854-7d377.jpg"><img src="http://giorgiolevi.files.wordpress.com/2012/01/arton32854-7d377.jpg?w=150&#038;h=113" alt="" title="arton32854-7d377" width="150" height="113" class="alignleft size-thumbnail wp-image-358" /></a></p>
<p>Sgombriamo il campo dagli equivoci che circolano su fb e twitter. Abolire l&#8217;Ordine dei giornalisti non farà aumentare l&#8217;occupazione. Scrive oggi Pigi Battista (editorialista del Corriere della Sera, ex La Stampa) sul suo profilo fb: &#8220;Liberalizziamo il giornalismo, oltre ai taxi: Ordine da abolire, assunzioni più facili di giovani. Oggi se hai meno di trent&#8217;anni i vecchioni in redazione, protettissimi, ti sparano con i bazooka per mandarti via&#8221;. In poche ore quasi 200 mi piace e una settantina di commenti.</p>
<p>Ma Pigi Battista, anche tu hai la tua età, dove sei stato fino ad oggi? Davvero credi e induci moltissimi altri a farlo che la soppressione di un ordine professionale darà modo ai giovani di lavorare? Ma i giornalisti non sono taxisti e nemmeno farmacisti e forse nemmeno notai. Questo è un lavoro dipendente, la liberalizzazione di una associazione di persone, che di fatto possono dire di svolgere questo mestiere solo quando alla fine del mese ricevono una busta paga (esattamente come qualsiasi impiegato) e non perché iscritti all&#8217;Ordine, non determina l&#8217;apertura di un mercato del lavoro.</p>
<p>E&#8217; il sistema informazione che è marcio. Le colpe? Bah, infinite. Ne cito una, tanto per capirci. In cima alla lista dei frenatori dell&#8217;occupazione io ci metto gli editori. Sono almeno trent&#8217;anni che piangono miseria un giorno sì e l&#8217;altro pure. Ma vi ricordate che negli anni delle vacche grasse (Settanta e Ottanta) dicevano che la colpa della crisi editoriale era della carta che era troppo cara? Quando tutti sanno perfettamente che ci sono paesi come Finlandia, Svezia o Russia che fanno crescere piante come noi coltiviamo il grano o il riso. C&#8217;è un mercato che fa i prezzi, non è la terra del Corsaro Nero. Ricordo che un anno in Mondadori (fine Ottanta) discutevamo sul rinnovo del contratto integrativo. Il capo del personale ci disse: &#8220;Quest&#8217;anno non abbiamo niente da darvi, con quello che succede nella foresta Amazzonica la carta vale come l&#8217;oro&#8221;. E noi ci credevamo anche!</p>
<p>Gli editori sono rimasti così. Passano da uno stato di crisi all&#8217;altro, mandano in prepensionamento i cosiddetti vecchietti (nemmeno sessantenni) e poi? Assumono un po&#8217; di gente (meno della metà di quelli che sono andati via) con contratti a tempo, part-time, articoli 36 e 12 che fanno invecchiare nelle redazioni prima di mandarli a 45 anni a Roma a fare l&#8217;esame da professionista. </p>
<p>E se tu gli vai a chiedere piani di sviluppo e di assunzioni, progetti, investimenti su chi lavora nei giornali ti dicono che con &#8220;la crisi che c&#8217;è, non possiamo prevedere nulla&#8221;. Massì, la storia della carta amazzonica che costa come l&#8217;oro non vale più, con il web che parla al futuro non può più essere un alibi. E loro che fanno? Fingono di assumere (vanno molto le scatole cinesi con società all&#8217;interno di altre società), piazzano un po&#8217; di ragazzi alla redazione internet con contratti incredibili, che io non so dove gli editori trovano tanta fantasia.</p>
<p>Ecco, non credo affatto che l&#8217;abolizione dell&#8217;Ordine sia la scintilla che accenderà il mercato del lavoro. Gli editori tengono le chiappe al caldo. Come hanno sempre fatto.</p>
<br />Filed under: <a href='http://giorgiolevi.com/category/giorgio-levi/'>giorgio levi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giorgiolevi.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giorgiolevi.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giorgiolevi.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giorgiolevi.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giorgiolevi.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giorgiolevi.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giorgiolevi.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giorgiolevi.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giorgiolevi.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giorgiolevi.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giorgiolevi.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giorgiolevi.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giorgiolevi.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giorgiolevi.wordpress.com/355/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiolevi.com&amp;blog=2080082&amp;post=355&amp;subd=giorgiolevi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Nei giornali stop al lavoro dei pubblicisti</title>
		<link>http://giorgiolevi.com/2012/01/04/nei-giornali-stop-allassunzione-di-pubblicisti/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 08:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiolevi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per Franco Abruzzo non ho mai avuto grandi simpatie, durante la guerra di Segrate (appena eletto presidente dell&#8217;Ordine Lombardo) frenava sui dubbi e sulle preoccupazioni dei giornalisti mondadoriani per l&#8217;ingresso irruento di Berlusconi nel gruppo. Ma quelli erano tempi difficili, e come si è capito dopo quell&#8217;editore che non rispettava le regole aveva altri obiettivi. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiolevi.com&amp;blog=2080082&amp;post=350&amp;subd=giorgiolevi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giorgiolevi.files.wordpress.com/2012/01/index.jpg"><img src="http://giorgiolevi.files.wordpress.com/2012/01/index.jpg?w=600" alt="" title="index"   class="alignleft size-full wp-image-351" /></a></p>
<p>Per Franco Abruzzo non ho mai avuto grandi simpatie, durante la guerra di Segrate (appena eletto presidente dell&#8217;Ordine Lombardo) frenava sui dubbi e sulle preoccupazioni dei giornalisti mondadoriani per l&#8217;ingresso irruento di Berlusconi nel gruppo. Ma quelli erano tempi difficili, e come si è capito dopo quell&#8217;editore che non rispettava le regole aveva altri obiettivi.</p>
<p>Oggi Franco Abruzzo dirige il più informato sito in materia giornalistica. Anche qui non concordo con buona parte delle sue posizioni, ma credo che dovremmo consultarlo spesso per capire dove sta andando questa professione.</p>
<p>In questo <a href="http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=8059">articolo</a> Abruzzo riprende la questione della futura rivoluzione dell&#8217;ordine. Cita leggi, codicilli e norme molto meglio di quanto ha fatto il confuso presidente Iacopino. La lettura è tediosa, forse un giornalista interprete della norma dovrebbe renderla meno arzigogolata, ma è la conclusione &#8220;I pubblicisti svolgono attività non professionistica&#8221; che interessa. </p>
<p>In sostanza Abruzzo dice che secondo la legge nelle redazioni dei giornali da quest&#8217;anno non potranno più lavorare assunti giornalisti pubblicisti. Cioè tutti quei pubblicisti che oggi sono art.12, art. 36, part time di varia natura. Assunti con la promessa (in genere nè scritta, nè vocale) di un passaggio al praticantato. Il solito ricattino a cui gli editori sottopongono i giornalisti part time che lavorano esattamente come gli art.1 (e molto spesso di più). </p>
<p>Se questo sarà, come tutto fa sembrare, lo sviluppo delle nuove norme gli editori hanno due scelte: o lasciano a casa i pubblicisti assunti, o li passano praticanti. Secondo me un altro passo avanti sulla chiarezza. </p>
<p>Appena le norme saranno esplicite si capirà meglio, ma forse i comitati di redazione dovrebbero cominciare a muoversi oggi, c&#8217;è in gioco il futuro lavorativo di molti colleghi che lavorano nei giornali. </p>
<br />Filed under: <a href='http://giorgiolevi.com/category/giorgio-levi/'>giorgio levi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giorgiolevi.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giorgiolevi.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giorgiolevi.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giorgiolevi.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giorgiolevi.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giorgiolevi.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giorgiolevi.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giorgiolevi.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giorgiolevi.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giorgiolevi.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giorgiolevi.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giorgiolevi.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giorgiolevi.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giorgiolevi.wordpress.com/350/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiolevi.com&amp;blog=2080082&amp;post=350&amp;subd=giorgiolevi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Qualcosa sui giornalisti</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 13:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiolevi</dc:creator>
				<category><![CDATA[giorgio levi]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio dire qualcosa che non piacerà. Pazienza. Sembra che il 2012 sarà l&#8217;anno della rivoluzione all&#8217;interno della categoria dei giornalisti. Le nuove norme di legge dovrebbero liberalizzare il sistema, come nessuno lo ha ancora capito. Compreso il presidente dell&#8217;Ordine che ha scritto uno degli articoli più confusi che abbia mai letto in questi ultimi anni. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiolevi.com&amp;blog=2080082&amp;post=346&amp;subd=giorgiolevi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio dire qualcosa che non piacerà. Pazienza. Sembra che il 2012 sarà l&#8217;anno della rivoluzione all&#8217;interno della categoria dei giornalisti. Le nuove norme di legge dovrebbero liberalizzare il sistema, come nessuno lo ha ancora capito. Compreso il presidente dell&#8217;Ordine che ha scritto uno degli <a href="http://www.odg.it/content/lo-%E2%80%9Cscioglimento%E2%80%9D-dell%E2%80%99ordine-dei-giornalisti-e-il-futuro-dei-colleghi-pubblicisti">articoli</a> più confusi che abbia mai letto in questi ultimi anni. </p>
<p>Il primo passo dovrebbe essere la cancellazione dell&#8217;elenco dei pubblicisti. Secondo me, un bene. Anzi, per dirla tutta era ora. Trovo irrittante e assai poco lusinghiero che decine di migliaia di persone si fregino di un titolo che non hanno e vantino l&#8217;appartenenza ad un ordine professionale che non gli appartiene. Chi fa questo mestiere per campare è un giornalista, tutti gli altri a casa. Possono essere i più onesti del mondo in mille lavori, ma non sono giornalisti.</p>
<p>Scrivi sui giornali per vivere e puoi dimostrarlo? Sei un giornalista, puoi fare l&#8217;esame di stato a Roma e diventare professionista. E&#8217; molto semplice, in linea teorica non è nemmeno più necessario un ordine sul modello dell&#8217;attuale. </p>
<p>Lo so che molti diranno: come faccio a vivere di questo mestiere se mi pagano 50 centesimi ad articolo che impiego almeno tre ore a scrivere? E&#8217; vero, gli editori da decenni giocano su questo ricatto. Ma se a 30, a 40 o 45 anni non puoi mantenerti facendo il giornalista fai qualcosa d&#8217;altro. O non accettare compensi iniqui, fai la tua battaglia, associati con altri, iscriviti al sindacato, promuovi una causa, porta l&#8217;editore in tribunale. In questo mestiere è così, io ho dovuto lottare con la legge in mano per avere giustizia dei miei diritti, mi è costato anni e fatica, ma ne è valsa la pena. Se aspetti che il sistema cambi da solo, è certo che non accadrà. Le guerre si vincono con le palle metaforiche, l&#8217;elmetto e con le armi che uno ha il coraggio d&#8217;impugnare.   </p>
<br />Filed under: <a href='http://giorgiolevi.com/category/giorgio-levi/'>giorgio levi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giorgiolevi.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giorgiolevi.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giorgiolevi.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giorgiolevi.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giorgiolevi.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giorgiolevi.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giorgiolevi.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giorgiolevi.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giorgiolevi.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giorgiolevi.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giorgiolevi.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giorgiolevi.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giorgiolevi.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giorgiolevi.wordpress.com/346/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiolevi.com&amp;blog=2080082&amp;post=346&amp;subd=giorgiolevi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Caro Minzo, eccoci qui</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 19:17:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiolevi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Minzo, sono contento che tu sia tornato a fare il caporedattore con lo stipendio da direttore. E&#8217; giusto così. Hai leccato tutto sto&#8217; culo a Berlusconi (flaccido come diceva la Minetti), è giusto che ora ti goda il conto in banca. Io avrei fatto uguale. Potrai anche fare un pasto decente la sera, senza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiolevi.com&amp;blog=2080082&amp;post=293&amp;subd=giorgiolevi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRMWAqYTP5QXfoUlGJFA5WE4ckF2AI25d5kfjxNk6Vj_bQW8OWu" alt="" /></p>
<p>Caro Minzo,<br />
sono contento che tu sia tornato a fare il caporedattore con lo stipendio da direttore. E&#8217; giusto così. Hai leccato tutto sto&#8217; culo a Berlusconi (flaccido come diceva la Minetti), è giusto che ora ti goda il conto in banca. Io avrei fatto uguale. Potrai anche fare un pasto decente la sera, senza che ti squilli il telefonino con la voce sempre più stanca del padrone. </p>
<p>A proposito di cene. Tu non lo puoi ricordare, ma io sì. Quella volta che io ero di lunga a La Stampa alla redazione del politico e abbiamo aspettato un tuo pezzo fino al minuto ultimo (23,45) per chiudere le pagine, divertente neh? Noi tutti lì, Minzo arriva, non arriva, eccolo, poi la mail di sua eccellenza.</p>
<p> A mezzanotte meno un minuto il giornale è chiuso, la redazione stremata si svuota, io resto a guardia della notte. Salgo veloce alla mensa di Enzo (sai il matto?), beh lui aveva capito e prima di tirare giù la serranda mi aveva tenuto un piatto di riso in bianco scondito (come quelli che mangiavano i prigionieri in Vietnam) da parte. Infilo la forchetta nella melma bianca e suona il telefono della mensa. Enzo risponde e mi dice: &#8220;Minchia! Giorgio c&#8217;è Minzo!&#8221;. </p>
<p>Ascolto e tu mi copri d&#8217;insulti: &#8220;Cosa credi che io aspetti che tu abbia finito di riempirti la pancia? Devo fare una ribattuta! Mica perdo tempo!&#8221;. Ho lasciato lì il mio riso, sono sceso, hai ridettato il pezzo, te lo sei fatto rileggere tre volte perché non ti fidavi. All&#8217;una Enzo è sceso in redazione e mi ha portato un panino, rancido, ma pane. Buona cena Minzo.</p>
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		<title>Vincevo, ma quanto vincevo sui rulli della Rai</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 10:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiolevi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono andato per la prima volta in televisione nel 1960. Avevo sette anni. Il mio compagno di banco si chiamava Viarengo e suo papà era il direttore della sede Rai di Torino. Viarengo non è che mi piacesse tanto, era un tipo un po&#8217; prepotente per i miei gusti. Ma l&#8217;aspetto migliore di Viarengo era [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiolevi.com&amp;blog=2080082&amp;post=272&amp;subd=giorgiolevi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono andato per la prima volta in televisione nel 1960. Avevo sette anni. Il mio compagno di banco si chiamava Viarengo e suo papà era il direttore della sede Rai di Torino. Viarengo non è che mi piacesse tanto, era un tipo un po&#8217; prepotente per i miei gusti. Ma l&#8217;aspetto migliore di Viarengo era appunto suo papà. </p>
<p>La Rai a quel tempo mandava in onda al pomeriggio la Tv dei Ragazzi, c&#8217;era un canale solo e in bianconero. I nostri pomeriggi erano una lunga attesa aspettando le cinque, l&#8217;ora in cui cominciava il programma.  La Rai registrava la Tv dei Ragazzi negli studi di via Montebello a Torino. Erano di fianco al Mole, un piano sottoterra, una specie di cinema con la galleria e la platea per il pubblico. Un vero fantastico grande studio televisivo con i camerini, i truccatori, i costumisti, i tecnici, e quell&#8217;odore di aggeggi elettronici e meccanici. </p>
<p>Qui una volta la settimana si registrava Tutti in Pista,  programma presentato da Walter Marcheselli. Una volta ho conosciuto anche Anna Campori, la nonna del Corsaro Nero, e Pietro De Vico, il nostromo Nicolino, poi non ho dormito tutta la notte. Il papà di Viarengo assoldava attraverso suo figlio i bambini che avrebbero partecipato alla trasmissione, cercandoli tra i compagni di scuola. Io fui il primo.</p>
<p><img src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQKshUSUl-PP9Xi0EXPyHhp-R1FSanu51WIkPXK96i-LLC02A_gRJlti-ke" alt="" /></p>
<p>Lo studio rappresentava il tendone di un circo e due squadre di bambini si sfidavano in giochi di abilità, d&#8217;intelligenza e di forza. Io ero stato scelto per la forza. Su abilità e intelligenza per quanto mi riguardava, lì alla Rai erano un po&#8217; come a scuola: avevano dei dubbi. La mia prova di gioco era l&#8217;ultima, dovevo correre a tutta birra su una bici da corsa montata sui rulli, come quelle che usano i campioni per allenarsi, contro un altro bambino avversario. La mia prova era quella decisiva, vincendo avrei riportato la mia squadra (quella degli intelligenti) alla puntata della settimana successiva. Ho trionfato alla prima puntata, alla seconda, alla terza, alla quarta e alla quinta.  Ogni volta mi portavo a casa un premio. Il meccano, un trenino elettrico, automobiline varie. Era divertente, anche perché a scuola mi riconoscevano tutti, qualcuno mi chiamava Coppi. Certo la bici era già una mia grande passione.</p>
<p>In via Verdi mi accompagnava mio nonno, l&#8217;operaio socialista perseguitato per vent&#8217;anni dal fascismo e che nel dopoguerra aveva perso la testa per la televisione. Era stato tra i primi nel 1955 a comprarsi un apparecchio. Lo teneva in camera da letto, armeggiava con l&#8217;antenna e guai a dubitare del verbo televisivo, diceva: &#8220;E&#8217; tutto vero, l&#8217;ha detto la Rai&#8221;. </p>
<p>Quando finiva la registrazione di Tutti in Pista mi prendeva per mano e di corsa filavamo a casa. Il tempo di accendere il televisore ed ecco il programma con suo nipote. Mi vedevo pedalare e faticavo a credere che quello fossi io per davvero. Ho smesso di vincere una volta che avevo litigato con Viarengo a scuola. Così ho scoperto che andavo come il vento perché mi tenevano i rulli &#8220;morbidi&#8221;, pedalavo senza faticare. Quella volta me li hanno stretti e l&#8217;altro bambino mi ha letteralmente stracciato. </p>
<p>Una volta nella Rai di via Monebello ho fatto anche la comparsa vestito da bambino dell&#8217;antica Roma. Mi avevano messo una tunica che mi arrivava sotto i piedi. La costumista aveva detto: &#8220;A&#8217;lè trop cit, cume fuma a vestilu da ruman dal Colosseo&#8221;.</p>
<br />Filed under: <a href='http://giorgiolevi.com/category/giorgio-levi/'>giorgio levi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giorgiolevi.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giorgiolevi.wordpress.com/272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giorgiolevi.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giorgiolevi.wordpress.com/272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giorgiolevi.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giorgiolevi.wordpress.com/272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giorgiolevi.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giorgiolevi.wordpress.com/272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giorgiolevi.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giorgiolevi.wordpress.com/272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giorgiolevi.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giorgiolevi.wordpress.com/272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giorgiolevi.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giorgiolevi.wordpress.com/272/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiolevi.com&amp;blog=2080082&amp;post=272&amp;subd=giorgiolevi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il mio compagno Edoardo Agnelli</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 15:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiolevi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono stato un compagno di scuola di Edoardo Agnelli, ecco il racconto gli anni della nostra infanzia<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiolevi.com&amp;blog=2080082&amp;post=232&amp;subd=giorgiolevi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giorgiolevi.files.wordpress.com/2011/11/l1020421.jpg"><img src="http://giorgiolevi.files.wordpress.com/2011/11/l1020421.jpg?w=229&#038;h=300" alt="" title="L1020421" width="229" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-239" /></a></p>
<p><em>Sono stato compagno di scuola e amico d&#8217;infanzia di Edoardo Agnelli. Tra qualche giorno saranno undici anni che è morto. Voglio ricordarlo oggi riportando qui il pezzo che scrissi per Epoca nel settembre del 1990, quando Edoardo finì in quella brutta faccenda di droga a Malindi. Con Edoardo e sua sorella Margherita ho trascorso numerosi pomeriggi  di giochi nella loro casa di corso Matteotti quando bambini frequentavamo la stessa scuola elementare a Torino. Edoardo era più giovane di me, Margherita era compagna di classe di mia sorella Elisabetta.</p>
<p>Nel 1990 ero un giornalista della <strong>Mondadori</strong>, l&#8217;affaire di Malindi destò molto scalpore. In una pausa mensa raccontai all&#8217;allora direttore di <strong>Epoca</strong> Nini Briglia la mia infanzia a casa Agnelli. Così Briglia mi chiese di scrivere un pezzo per raccontare la mia storia. Epoca dedicò la copertina a Edoardo. Molto tempo dopo il mio caro amico Massimo Burzio (che frequentava con me i pomeriggi in corso Matteotti e che avrebbe poi avuto un ruolo di primo piano alle relazioni esterne della Fiat e che è purtroppo scomparso di recente) mi disse che l&#8217;avvocato Agnelli aveva chiesto che quel mio pezzo avesse un rilievo nella rassegna stampa dell&#8217;azienda.</p>
<p>Quando Edoardo morì nel 2000 non ero ancora assunto a <strong>La Stampa</strong>, ma già collaboravo. Cercai di spiegare a qualche capo redattore che forse sarebbe stato carino riprendere quell&#8217;articolo. Ci fu un silenzio glaciale. Mentre quel giorno stesso uscivo da via Marenco mi chiamò l&#8217;allora capo de <strong>La Repubblica</strong> di Torino, il quale mi chiese se poteva ripubblicare il mio articolo. Il giorno dopo uscì per intero nell&#8217;edizione torinese del giornale.</p>
<p>Oggi lo riprendo qui (nella foto la riproduzione di Epoca) e lo dedico ad un ragazzo sfortunato e soprattutto incompreso.<br />
</em></p>
<p><a href="http://giorgiolevi.files.wordpress.com/2011/11/img044-e1320251571515.jpg"><img src="http://giorgiolevi.files.wordpress.com/2011/11/img044-e1320251674470.jpg?w=186&#038;h=300" alt="" title="img044" width="186" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-234" /></a></p>
<p><strong>INFANZIA DI UN CAPO</strong></p>
<p>A scuola andavano a piedi. Edoardo e Margherita percorrevano i pochi isolati, tra il palazzo di corso Matteotti e la scuola elementare di Stato Giosuè Carducci per mano alla loro fedele frau svizzera. Erano i primi anni Sessanta, gli anni della massiccia immigrazione dal Sud. La scuola Carducci era al confine tra i quartieri della ricca borghesia e quelli ghetto del centro storico. Nella classi trenta, quaranta bambini: figli di operai, disoccupati, industriali, medici, avvocati. E anche di Agnelli. Margherita era una bambina vivace, allegra. Edoardo, più vecchio, era riservato, timido. A scuola arrivavano puntuali, con i quaderni in ordine, ben rilegati.</p>
<p>Gli Agnelli, attivi sostenitori del Patronato scolastico, per rendere, forse, meno tristi i fine settimana dei bimbi meno abbienti, il sabato pomeriggio organizzavano delle grandi feste a casa loro. Margherita ed Edoardo non facevano distinzioni di classi sociali. Anzi, proprio in quel periodo la più cara amica di Margherita era la figlia del cuoco di casa Agnelli che, ironia della sorte, si chiamava Padroni.</p>
<p>Si arrivava a casa Agnelli nel primo pomeriggio. Sotto l&#8217;androne d&#8217;ingresso un maggiordomo accoglieva i piccoli ospiti. Poi si saliva all&#8217;ultimo piano per la festa. In una stanza enorme che poteva tranquillamente contenere la casa di Padroni, la nostra e quella di molti altri, Edoardo e Margherita tenevano i loro giochi. Impossibile ricordarli tutti, quella camera era davvero il Paese dei Balocchi. Arrivavano dagli Stati Uniti, dalla Germania, dall&#8217;Inghilterra. Giocattoli solidi, robusti, con movimenti tecnici e meccanici, assolute novità che in Italia avremmo visto soltanto molti anni dopo.</p>
<p>La frau svizzera disponeva i maschietti da una parte e le femminucce dall&#8217;altra. Con Edoardo mi trovavo a disagio. Se si giocava a calciobalilla (non il solito dei bar, ma una faccenda molto più complessa e divertente) lui teneva i giocatori con le maglie bianconere e agli altri, me compreso (sfegatato juventino) toccavano quelli con la maglia granata. Se si giocava con le automobiline lui correva su un terrazzo, che si affacciava sulla stanza dei giochi, con una stupenda auto elettrica. Noi stavamo a guardare. Le uniche concessioni alla guida che Edoardo faceva erano per i cugini Camerana.</p>
<p>Alle cinque si scendeva di un piano, in ascensore, e si andava a &#8220;fare la merenda&#8221;, dove la mamma Marella veniva a salutarci, sempre tutta molto sorridente. Poi, finita anche la merenda, veniva il cinema. Andavamo in un sotterraneo dove era allestita una autentica sala cinematografica. Con moquette rossa, poltrone di velluto in tinta, schermo gigante, film per bambini di prima visione. Il cinema non divertiva molto Margherita che, a metà della proiezione, cominciava a fare casino. Non credo di avere mai visto un film fino alla fine.</p>
<p>L&#8217;ora dell&#8217;arrivederci era nel tardo pomeriggio. Scendevamo nell&#8217;atrio dove ci aspettavano i nostri papà. C&#8217;è solo un particolare, un mistero mai risolto che mi è sempre rimasto. I rubinetti dei bagni di casa Agnelli erano di colore giallo. Mia sorella Elisabetta lo raccontò a casa. &#8220;Che schifo &#8211; osservò nostra madre &#8211; hanno i rubinetti d&#8217;oro&#8221;. Mio padre, più pratico, mi disse un sabato, alla vigilia di una di quelle feste: &#8220;Se non ti vede nessuno cerca di portare via una doccia&#8221;.</p>
<p>(5 settembre 1990, Epoca numero 2082, Arnoldo Mondadori Editore)</p>
<br />Filed under: <a href='http://giorgiolevi.com/category/giorgio-levi/'>giorgio levi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giorgiolevi.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giorgiolevi.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giorgiolevi.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giorgiolevi.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giorgiolevi.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giorgiolevi.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giorgiolevi.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giorgiolevi.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giorgiolevi.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giorgiolevi.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giorgiolevi.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giorgiolevi.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giorgiolevi.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giorgiolevi.wordpress.com/232/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiolevi.com&amp;blog=2080082&amp;post=232&amp;subd=giorgiolevi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Quel pranzo al Lingotto con Monicelli</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 21:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiolevi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/tvblog/Schermata20101129a22.38.42.jpg" alt="" /></p>
<p>Seguo nel 2002 il Torino Film Festival, che in quell&#8217;anno si svolge al Lingotto, nelle sale del multiplex. L&#8217;organizzazione è sparsa in numerosi uffici. Le pause pranzo si svolgono quasi tutte al ristorante dell&#8217;Hotel Meridien, affollato per ore di attori e registi. Lavoro per Torino Sette de La Stampa e con un gruppo di colleghi corriamo da una conferenza stampa all&#8217;altra. Per il pomeriggio di quel giorno ho in programma un incontro con John Milius, il leggendario regista di  &#8220;Un mercoledì da leoni&#8221; e &#8220;Corvo rosso non avrai il mio scalpo&#8221;. Mi sono anche portato da casa una cassetta di un suo film per farmela autografare. </p>
<p>Alle due il ristorante è strapieno, una gran caciara tra gli stranieri, l&#8217;ingresso è occupato da cavi, telecamere, microfoni. L&#8217;immagine è quella di un bivacco rumoroso e divertito. Sono seduto con altri al tavolo di Torino Sette, mangiamo, discutiamo, programmiamo il pomeriggio. Sulla porta si affaccia un gruppo di persone, tra le quali Alberto Barbera, ex direttore del Festival di Venezia. Accompagnano un uomo che in quella sala non c&#8217;è bisogno di spiegare a nessuno chi sia. Osservo un paio di giovani attori e registi cinesi che si alzano e fanno uno dei loro tradizionali inchini. Poi come un&#8217;onda tutti questi ragazzi del cinema, che arrivano da ogni parte del mondo, sono in piedi. Mario Monicelli ha i suoi occhiali scuri, sorride. Per tutti noi è un momento di grande commozione.</p>
<p>Un&#8217;addetta stampa del festival viene al nostro tavolo e ci chiede se possiamo fare un posto per il maestro. Siamo così stipati che ci diamo di gomito mangiando, in tre secondi ci stringiamo così tanto che il tavolo sembra vuoto. Il maestro saluta tutti, passa tra gli altri tavoli stringendo mani, raccogliendo applausi. Arriva da noi e si siede a capotavola. Io sono esattamente all&#8217;angolo di quel capotavola. Mi chiede che cosa stiamo mangiando e così gli illustro il menù, poi vuol sapere chi siamo e per chi lavoriamo. La sua assistente ci dice che ha fretta perché l&#8217;aereo parte per Roma nel primo pomeriggio. Monicelli però racconta, racconta, racconta. E&#8217; di ottimo umore, infila parlando pezzi di grande storia del cinema. Io non oso tirare fuori il taccuino che ho nella tasca dei pantaloni, metto tutto in memoria. Racconta dei suoi film, della sua gioventù, degli attori con cui ha lavorato.</p>
<p>Ad un certo punto, voltandosi e guardando fuori, mi tocca un braccio e mi chiede:</p>
<p>&#8220;Qui siamo al Lingotto vero?&#8221;.<br />
&#8220;Sì maestro, qui c&#8217;erano le officine della Fiat&#8221;.<br />
&#8220;Lo sa che a Torino ho girato il mio film I Compagni?&#8221;<br />
&#8220;Certo maestro, ma com&#8217;era la città in quegli anni?&#8221;<br />
&#8220;Adesso le racconto un particolare&#8221;<br />
Sto lì muto.</p>
<p>Monicelli: &#8220;Un giorno durante le riprese m&#8217;invita nella sua villa l&#8217;avvocato Agnelli. Ci vado volentieri. Parliamo a lungo, mi chiede del film, degli attori, poi ad un certo punto dice: ma lo sa Monicelli che tutti questi meridionali vengono a Torino e abitano in topaie nel centro della città? Ma come fanno? Lo guardo e gli dico: avvocato non saranno mica venuti da soli, non li avrà per caso chiamati lei per portarli in fabbrica?  Ha capito? Lui Agnelli dice a me che giro Compagni che gli operai stanno in case che sembrano pollai. Devo averlo guardato con una faccia&#8221;.</p>
<p>Monicelli resta con noi un paio d&#8217;ore, quando se ne va lo vedo camminare lentamente accompagnato dai suoi assistenti verso un&#8217;auto parcheggiata, esattamente in quello che era il cortile della Grande Fabbrica, lì dove tutte le mattine all&#8217;alba sfilavano migliaia di operai.</p>
<p>Di questo incontro ho scritto quel pomeriggio un articolo per Torino Sette. Ma quel giorno non ho detto tutto. Ho tagliato dal mio pezzo il dettaglio sull&#8217;avvocato Agnelli. Questa è la prima volta che lo racconto.</p>
<p>Monicelli è morto come Cesare Pavese, Primo Levi e Franco Lucentini.</p>
<p>PS. PS. Ho girato il primitivo video <a href="http://www.youtube.com/giorgiolevi">Facce da Festival</a> in quei giorni, tra i tanti volti di quella edizione in un frammento si vede anche Mario Monicelli.</p>
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