Giornalisti? Un’altra pippa mentale
Ecco fatto. I giornalisti per infilarsi nella gabbia legislativa di Monti fingono di rivoluzionare il loro ordine professionale, leccando dove si può . Più o meno come gli architetti, gli ingegneri, i medici, i notai, gli avvocati. Lo vuole la legge sulle liberalizzazioni (tutte, eccetto i taxisti e i farmacisti). Ah, le lobby! Quella dei giornalisti vale zero, rispetto a quella del mio amico Gigi che fa il taxista. Ad ogni buon conto.
Questa era l’occasione per cambiare davvero un sistema vecchio e ammuffitto, in realtà il consiglio dell’Ordine ha mescolato un po’ di carte per lasciare tutto come prima. Come sarà la nuova casa dei giornalisti e come la vorrebbe Monti si può leggere qui.
Che cosa si poteva fare di meglio per dare l’idea che il tempo è passato e che anche i giornalisti lo capiscono? Intanto abolire l’Ordine. Fine delle trasmissioni. Mi ripugna pensarla come Vittorio Feltri, ma è così. Per scrivere e fare questo mestiere sono sufficienti la Costituzione e leggi dello Stato. Che per quanto non ci piacciano sono la migliore di tutte le garanzie di libertà e indipendenza. Si poteva chiudere lo sgabbiotto di Roma e ognuno per sè. A difendere la dignità della professione e i contratti di lavoro è sufficiente il sindacato.
La seconda opzione rivoluzionaria era cancellare finalmente e per sempre l’elenco dei pubblicisti. Vuoi mantenere l’Ordine professionale? Bene, vuoi fare il giornalista e iscriverti all’Ordine? Dimostra che tu di questo lavoro ci campi, porti a casa uno stipendio, ti mantieni la famiglia, la mamma, l’amante, o anche solo te stesso. E t puoi pagare la previdenza e l’assistenza. Questo è la figura professionale del giornalista. Che senso hanno ancora e per il futuro due elenchi? E’ normale che un avvocato che fa il suo mestiere e che rientra nel suo ordine professionale possa iscriversi allo stesso tempo a quello dei giornalisti? In Italia ci sono circa 150 mila giornalsti, di questi più della metà sono pubblicisti, la maggior parte dei quali non ha mai svolto un solo giorno questo lavoro e non si mantiene di questo. Ha senso? La risposta è fin troppo scontata. Era l’occasione buona per mandare a casa 30 0 40 mila inutili tesserati, che non giovano al bene di questa professione.
Cari pubblicisti che fate altri lavori, la tessera da giornalista non agevola più una beata mazza di nulla. I giornalisti non hanno sconti sui treni, sugli aerei, sui traghetti, al cinema, a teatro, non viaggiano nelle corse dei bus, non hanno abbonamenti di favore per la metropolitana. Tutto il resto sono pippe mentali. Quasi trent’anni fa a Torino si poteva entrare allo stadio gratis e parcheggiare l’auto sotto la tribuna centrale, adesso ti controllano anche le mutande.
Tutti a casa, sarebbe stato oggi il titolo migliore. Invece ci teniamo la fuffa. Che ci piace tanto.
P.S.A questo link di Quotidiano Piemontese è possibile vedere e ascoltare la registrazione di un dibattito che si è svolto a Torino l’altra sera su questo tema.




