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Archivio per febbraio 2012

Giornalisti? Un’altra pippa mentale

24 febbraio 2012 Commenti disabilitati

Ecco fatto. I giornalisti per infilarsi nella gabbia legislativa di Monti fingono di rivoluzionare il loro ordine professionale, leccando dove si può . Più o meno come gli architetti, gli ingegneri, i medici, i notai, gli avvocati. Lo vuole la legge sulle liberalizzazioni (tutte, eccetto i taxisti e i farmacisti). Ah, le lobby! Quella dei giornalisti vale zero, rispetto a quella del mio amico Gigi che fa il taxista. Ad ogni buon conto.

Questa era l’occasione per cambiare davvero un sistema vecchio e ammuffitto, in realtà il consiglio dell’Ordine ha mescolato un po’ di carte per lasciare tutto come prima. Come sarà la nuova casa dei giornalisti e come la vorrebbe Monti si può leggere qui.

Che cosa si poteva fare di meglio per dare l’idea che il tempo è passato e che anche i giornalisti lo capiscono? Intanto abolire l’Ordine. Fine delle trasmissioni. Mi ripugna pensarla come Vittorio Feltri, ma è così. Per scrivere e fare questo mestiere sono sufficienti la Costituzione e leggi dello Stato. Che per quanto non ci piacciano sono la migliore di tutte le garanzie di libertà e indipendenza. Si poteva chiudere lo sgabbiotto di Roma e ognuno per sè. A difendere la dignità della professione e i contratti di lavoro è sufficiente il sindacato.

La seconda opzione rivoluzionaria era cancellare finalmente e per sempre l’elenco dei pubblicisti. Vuoi mantenere l’Ordine professionale? Bene, vuoi fare il giornalista e iscriverti all’Ordine? Dimostra che tu di questo lavoro ci campi, porti a casa uno stipendio, ti mantieni la famiglia, la mamma, l’amante, o anche solo te stesso. E t puoi pagare la previdenza e l’assistenza. Questo è la figura professionale del giornalista. Che senso hanno ancora e per il futuro due elenchi? E’ normale che un avvocato che fa il suo mestiere e che rientra nel suo ordine professionale possa iscriversi allo stesso tempo a quello dei giornalisti? In Italia ci sono circa 150 mila giornalsti, di questi più della metà sono pubblicisti, la maggior parte dei quali non ha mai svolto un solo giorno questo lavoro e non si mantiene di questo. Ha senso? La risposta è fin troppo scontata. Era l’occasione buona per mandare a casa 30 0 40 mila inutili tesserati, che non giovano al bene di questa professione.

Cari pubblicisti che fate altri lavori, la tessera da giornalista non agevola più una beata mazza di nulla. I giornalisti non hanno sconti sui treni, sugli aerei, sui traghetti, al cinema, a teatro, non viaggiano nelle corse dei bus, non hanno abbonamenti di favore per la metropolitana. Tutto il resto sono pippe mentali. Quasi trent’anni fa a Torino si poteva entrare allo stadio gratis e parcheggiare l’auto sotto la tribuna centrale, adesso ti controllano anche le mutande.

Tutti a casa, sarebbe stato oggi il titolo migliore. Invece ci teniamo la fuffa. Che ci piace tanto.

P.S.A questo link di Quotidiano Piemontese è possibile vedere e ascoltare la registrazione di un dibattito che si è svolto a Torino l’altra sera su questo tema.

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Sono negli Anni Sessanta

17 febbraio 2012 Commenti disabilitati

Anni Sessanta, non i favolosi. I miei sessant’anni. Sono due giorni che scrivo 60 e provo ad immaginarmi questa età. Per quanto ne so, se in casa non avessi uno specchio o non esistessero le fotogallery su Facebook, potrei averne trenta o quaranta. Anche cinquanta. In realtà non posso nascondere il conflitto tra quanto dice la testa e quanto il fisico risponde. E qui i sessanta ci sono tutti.

Sono volati, davvero. Tutto sembra appena ieri. E invece il tempo fila via, più veloce della percezione che ne abbiamo. Noi pensiamo di camminarci insieme, in realtà lui non ci aspetta nemmeno, quando ci voltiamo a guardare e ci domandiamo dov’è, tutto è già passato. E’ così che va, e nessuno potrà mai farci nulla. Molti mi dicono di godermi questi anni perché in breve non ci saranno più. Lo so, ma non ci riesco, io non mi sono ancora costruito i quarant’anni, sono rimasto indietro, forse il tempo l’ho perso e non so nemmeno bene dove.

In un cassetto conservo il diario che mia mamma scrisse quando sono nato. E’ il mio luogo della commozione. Lo apro una volta all’anno, esattamente in questo giorno, e m’immergo nel passato ed è come se mi tuffassi in mare. E’ un quaderno scritto con la penna stilografica, il 17 febbraio nuoto in quelle parole azzurre e scolorite fino a raggiungere quel punto ormai così lontano da oggi. E’ la mia catarsi annuale, ogni volta più faticosa perchè il tempo non vuole essere ripercorso all’indietro, ma è l’unico modo che ho per rallentarlo dieci minuti.

Bon, anche questa volta è andata, posso cominciare a festeggiare i trent’anni.

Grazie a tutti per gli auguri, siate affamati (nel caso è impareggiabile il Testun stagionato) e felici (cercate la beatitudine in un pino di montagna ben resinato, da abbracciare è puro piacere fisico).

Categories: giorgio levi

Le balle degli editori

8 febbraio 2012 Commenti disabilitati

Oggi in edicola è l’ultimo giorno di Nord Ovest, il supplemento regionale de Il Sole 24 Ore. Il giornale di Confindustria chiude la redazione di Torino. Alberto Orioli (vicedirettore) scrive e titola: “Perché nasce Impresa & Territori”. Ma chi glielo ha chiesto? Il titolo giusto (come da scuola di giornalismo) era: “Oggi l’ultimo numero del Nord Ovest”. Questo era il titolo, il resto è excusatio non petita. In buona sostanza Orioli annuncia l’uscita di un nuovo fascicolo quotidiano nazionale che comprenderà notizie e fatti dalle regioni d’Italia. Ottimo, un giornale già molto ricco di notizie si arrichisce. Il dato di fatto però concreto è che una redazione torinese chiude i battenti. E che Torino perde quattro ottimi professionisti che emigreranno probabilmente a Milano. Ed è già una fortuna, seppure di enorme diasagio. Una redazione che chiude è sempre un impoverimento per la città. Lo è per chi lavora, per le imprese, per le associazioni, per i sindacati. Hai voglia a dire che il giornale sarà più completo, non è così.

Qualche settimana fa Rizzoli ha annunciato la chiusura di City, la freepress che a Torino aveva un redattore. Il segretario di Stampa Subalpina Comazzi ha scritto: “L’informazione in Piemonte, in questo avvio di 2012, sta pagando un prezzo altissimo alla crisi generale e alla carenza di strumenti per fronteggiare le difficoltà e sostenere il comparto dei mass media”. Prima lo stato di crisi a La Stampa e a Tuttosport, poi la fine di Epolis, e quella probabile della redazione di Telesubalpina che ha quattro giornalisti in cassa integrazione.

Il direttore de La Stampa Mario Calabresi ha annunciato (prima ai redattori, poi in articolo sul giornale) la mega ristrutturazione del quotidiano. Dal trasloco al nuovo sistema editoriale, alla ricerca di una crescita fondamentale su internet per garantirsi il futuro del giornale. Eccellente scelta, inevitabile ma coraggiosa. Un investimento in tecnologia che rivoluzionerà il lavoro del giornalista (almeno quello de La Stampa) e che dovrebbe incrementare le povere casse pubblicitarie. Servirà? Forse sì, in America la rivoluzione c’è già stata e ha dato i suoi buoni frutti. Potrebbe dunque essere la svolta tanto attesa.

Ma quello che nessun editore dice è quanto, come e in che tempi desiderano investire nelle risorse umane. Uomini e donne, e soprattutto ragazzi. L’unico settore che può dare garanzie di crescita. Da decenni non sento un editore che parli di assunzioni. Di tagli molto spesso, in genere coperti dalla tecnologia, dall’innovazione, dal lavoro di pochi sempre più sfruttati.

Purtroppo cari editori non è così che funziona. Le notizie, il fiuto per trovarle, la capacità di saperle scrivere bene, di raccontare le storie di tutti i giorni non sono una risorsa che si può trovare solo sulla rete. Ci vogliono gli uomini, quelli che al mattino si svegliano e pensano già al loro lavoro. Prima che premano il tasto che li fionda sui social network. Molto prima. E’ il cervello il motore, quello in rete non c’è, costa, deve essere pagato, ma è la miglior garanzia per fare i conti con il futuro.

Ecco, è tempo per gli editori di dirci quanto vogliono investire nel cervello dei loro e dei futuri giornalisti. So che non lo faranno mai, il resto però è fumo. E alla fine restarà molta cenere.

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Caro Monti, io ho cambiato 15 posti di lavoro

2 febbraio 2012 Commenti disabilitati

Caro Monti,
come sai mi piaci. Però. Questa storia che sarebbe così fantastico cambiare spesso posto di lavoro non è una gran figata, come direbbe qualche tuo ministro. Io per dire ne ho cambiati 15. Ben quindici testate giornalistiche. Mi sono divertito? Ma nemmeno per le palle, come direbbero altri tuoi ministri (mi adeguo a questo linguaggio governativo giovanilista).

Qualche volta ho scelto, ma molto di più ho perso il lavoro. E per una ragione o per l’altra ho faticato come un mulo sempre incazzato (come direbbe…) a ritrovarlo. Invidiavo i colleghi che venivano assunti in un giornale e ci rimanevano per 30 anni, facendo carriera, incrementando lo stipendio, la fissa (che è una faccenda che abbiamo nel contratto) e la liquidazione. Io con le liquidazioni che ho incassato una volta mi sono comprato una bicicletta.

Ecco premier mio, il posto fisso in questo Paese non è questione di noia, ma l’opportunità di poter vivere decentemente con la tua famiglia. Tu che adesso che puoi cambia le regole del mercato, le leggi che frenano l’occupazione, applica normative agli imprenditori che vengano allo scoperto e ci dicano se vogliono davvero far crescere l’occupazione. Più posti di lavoro certo per tutti, poi siamo anche disposti a uscire ed entrare dalle aziende con il sorriso sulle labbra. Forse.

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